La mia leonessa: zia Elena, donna coraggio

Maite ci ha mandato dalla Spagna la storia di Elena, sua zia . Una donna coraggiosa che ha vissuto la Guerra Civile Spagnola. Una vera lottatrice, per un mondo migliore. Per tutti. Mandate anche voi a snoqfactory@gmail.com la vostra Leonessa, e noi la pubblicheremo!

Una donna della mia famiglia

imageSi chiamava Elena Pijoan, ed era la moglie di mio zio Ángel Larrauri. Questi miei zii appartenevano all’altra Spagna, quella dei perdenti. Erano diversi dal resto della famiglia.  Io sono stata cresciuta nella parte della famiglia che aveva vinto la guerra. Sto parlando della guerra civile spagnola, che durò dal 1936 al 1939 e che finì con il trionfo dell’esercito di Franco.  Mio padre raccontava (e questo creò parte dell’epica familiare) che nella battaglia di Bilbao, mio zio Ángel e lui si trovavano in trincee opposte, tutti due consapevoli che di fronte all’uno, c’era l’altro.

Quando la guerra finì, Ángel e Elena attraversarono la frontiera e vissero nei campi di rifugiati nel sud della Francia. Elena era incinta e le condizioni di sopravvivenza erano estreme. Nel 1940 Franco proclamò che tutti gli spagnoli che se ne erano andati, sarebbero potuti tornare, solo nel caso però che su di loro non pendesse alcuna accusa di crimini (era un tranello, è ovvio che chiunque avesse preso parte alla guerra poteva essere accusato). Mio padre convinse suo fratello a tornare per il bene di Elena e del loro futuro figlio (che fu una bambina, mia cugina Pepi). Appena mise piede in territorio spagnolo, Ángel fu preso dalla Guardia Civil e più tardi condannato a morte. La condanna si trasformò in 30 anni di prigione. Intanto, Elena tirò su la sua bambina da sola e per sopravvivere fece della sua casa di Barcellona una pensione.

Ma la ragione per la quale erano tornati in Spagna, non era la stessa che mio padre aveva pensato. In realtà, Ángel ed Elena erano quadri responsabili del Partito Comunista di Catalogna (PSUC) e la loro missione era di ricostruire al più presto una struttura organizzativa nel paese. Non so se sono immaginabili i rischi e le difficoltà di questo compito in un paese impaurito, affamato, ferito all’interno di ogni casa, senza aiuti esterni (in Europa, intanto, si combatteva la Seconda Guerra Mondiale). Ma lo fecero. Durante i lunghi anni del franchismo, Elena fu arrestata in varie occasioni, come per altro successe ancora ad Ángel che dal carcere era uscito dopo la sua prima condanna al rientro in Spagna. Devo dire che, grazie alla loro intelligenza e al loro saper fare, non furono mai accusati di  attività clandestina. Furono arrestati per precauzione, in occasioni speciali, se Franco visitava Barcellona per esempio.

Nella mia casa, Ángel, Elena e i miei cugini furono sempre ben accolti, anche se qualche volta si cadeva in accese discussioni politiche. Mio padre è arrivato anche al punto di cacciarli di casa. Queste scene si fissarono nella mia mente, anche se allora non capivo esattamente cosa stesse succedendo. Però molto presto cominciai a pensare con la mia testa. A diciassette anni sapevo che la Spagna era un paese senza democrazia e che io volevo lottare per cambiare le cose. Quando ho cominciato a militare in  “Bandera Roja”, un partito marxista clandestino, i miei compagni mi chiesero che nome di guerra volevo adottare. Senza pensarci, mi è uscito dell’anima e dissi: Elena. Fui dunque per tre anni “la compagna Elena”. Quando qualche anno più tardi nacque mia figlia, non ho avuto dubbi: il suo nome era Helena. Mi sembrava che in questo modo continuavamo una saga di donne lottatrici per un mondo migliore, come è stata mia zia, come sono io, come senza dubbio lo è anche mia figlia.

Raccontai questa storia dei nomi a mia zia Elena poco prima che morisse. Ci ritrovammo a Barcellona, era venuta alla presentazione di un mio libro. Somigliava a Bette Davis, mi sentì molto orgogliosa della sua elegante presenza. Mi dispiace che mia figlia Helena non l’abbia conosciuta di persona, ma in ogni caso lei sa da dove viene il suo nome.

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Un pensiero su “La mia leonessa: zia Elena, donna coraggio

  1. Las historias, de muchas de nosotras, no han sido tan diferentes. Puedo reconocer con facilidad a mis abuelos maternos o al hermano de mi madre, en tu escrito y , no obstante, me crié con un padre “carlista” (ya se sabe: Dios , patria, fueros, Rey Javier). Tampoco entendía nada, nada cuadraba… yo, no cuadraba ( a mi, no me cuadraba). No es extraña la coincidencia en la facultad de una militancia que sirvió, entre otras cosas, para empezar a juntar la M con la O: ¡MO!.

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