Il confine tra legami e libertà

di Mariella Gramaglia su La Stampa 3 gennaio 2014

grama1-465x321Non paia un partito preso ingeneroso verso il governo. È solo semplice e cruda realtà.

Il decreto legge presentato in Parlamento in agosto e convertito in legge il 15 ottobre 2013 non ha, per ora, sortito l’effetto di ridurre, o quanto meno di contenere, il femminicidio.

Le fonti su cui si basa La Stampa ci dicono che siamo passati da 93 femminicidi nel 2012 a 103 nel 2013. La casa delle donne di Bologna, che usa lo stesso metodo di ricerca, basato sulle notizie di giornale e sui lanci di agenzia, dichiara invece 130 casi nel 2013. La differenza è dovuta alla definizione: «per femminicidio si intende un assassinio – precisa la Crusca – in cui l’uccisore è un uomo e il motivo per cui la donna è uccisa nasce dal fatto di essere donna». Così alcuni calcolano come «borderline» i casi legati a rapine o a follia dei figli, altri no. Il dibattito, non essendoci fonti pubbliche attendibili come nel caso dell’interruzione di gravidanza, è completamente aperto.   Continua a leggere

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Basta lacrime

Pubblichiamo il testo presentato da Alessandra Bocchetti per SNOQ Factory all’audizione sul “Codice di autoregolamentazione recante linee guida sulla corretta rappresentazione dei generi nel sistema dei media” del Sottogruppo comunicazione e rappresentazione dell’immagine femminile nei media istituito nell’ambito della Task Force per la violenza contro le donne (8 novembre 2013).

Per prima cosa vogliamo ringraziare la Commissione per il suo interesse al nostro punto di vista.

La violenza contro le donne è cosa antica, una costante della storia, tuttavia non rientra in quelli che possiamo definire comportamenti istintivi, naturali, è sempre radicata nella cultura e nella storia. Picchiare o uccidere una donna 500 anni fa non ha lo stesso senso che ha oggi.

Per contrastare la violenza quindi è necessario capire da dove proviene, cosa racconta, cosa pretende oggi. Perché la violenza ha sempre un senso. Oggi una donna ha accesso all’istruzione, tutte le professioni le sono possibili, nessuno ha più il diritto di picchiarla, amministra i suoi beni, vota, viaggia, sceglie con chi vivere e può cambiare idea. Meno di cento anni fa nel nostro Paese tutto questo era impensabile. Continua a leggere

Violenza sulle donne e ruolo dei media: i 10 punti de “La27ora”

Segnaliamo la lettura del testo in 10 punti che la27ora ha proposto come contributo all’incontro in Senato su “Convenzione di Istanbul e Media”: Violenza sulle donne e ruolo dei media. Cosa possiamo fare?

Ci pare un’ottima riflessione su come i media possono diventare parte attiva di un cambiamento culturale.

Al convegno hanno partecipato Pietro Grasso, presidente del Senato, Laura Boldrini, presidente della Camera, Anna Maria Tarantola, presidente Rai, Mario Calabresi, direttore de La Stampa, Massimo Giannini, vice direttore de La Repubblica, Barbara Stefanelli, vice direttore del Corriere della Sera, Sarah Varetto, direttore SKY TG24, Luisa Betti, Articolo21 e Giulia. L’incontro è stato ideato e introdotto da Valeria Fedeli, vice presidente del Senato. Con le conclusioni di Luigi Zanda, presidente gruppo Pd al Senato.

Femminicidio, ora servono risorse

di Valeria Fedeli su L’Unità 21 settembre 2013

fedeliLa ratifica della convenzione di Istanbul, riconoscendo la violenza di genere come violazione dei diritti umani e ponendo agli Stati il vincolo concreto del raggiungimento dell’uguaglianza tra i sessi de jure e de facto, ha rappresentato un primo passo fondamentale per il contrasto alla violenza contro le donne. Ora occorre implementare il corpus normativo per prevenirne i fattori di rischio, agendo a livello strutturale e, quindi, a lungo termine. È per questo che il decreto sul femminicidio deve segnare solo l’inizio dell’implementazione e della piena attuazione delle obbligazioni assunte con la ratifica di Istanbul.

Il raggiungimento dell’obiettivo ultimo di Istanbul, ossia lo sradicamento di ogni forma di discriminazione e violenza nei confronti delle donne in quanto donne, comporta necessariamente un approccio integrato rispetto agli innumerevoli ostacoli che si frappongono al raggiungimento dell’uguaglianza sostanziale delle donne, con l’adozione di misure in materia penale, ma anche amministrativa, economica, sociale. Continua a leggere

Ora servono processi più rapidi

Mariella Gramaglia su La Stampa 9 agosto 2013

grama1-465x321«Sono orgoglioso, è un cambiamento radicale, un chiarissimo segnale» – così Enrico Letta.
«Ci siamo attrezzati per prevenire, punire, proteggere» – aggiunge Angelino Alfano.
È stato appena approvato il decreto legge contro il femminicidio.

Ambedue hanno lo sguardo fermo e sereno, da veri uomini di Stato: niente ammicchi, niente visi dell’arme. Berlusconi concedente, dopo giorni e giorni che tutti gli occhi erano puntati esclusivamente alla Corte di Cassazione, al Palazzaccio allusivo di sventure, oggi finalmente parlano di nuovo al Paese. E alle donne in particolare, le più insofferenti dei giochi politicanti, le più trascurate nonostante le promesse elettorali.

Che sollievo. Almeno per loro. E per le donne? Continua a leggere

Francesca Comencini: “oggi mi sento felice”

ComenciniFrancesca450FandangoIntervista a Francesca Comencini su La Repubblica 9 agosto 2013
“Oggi mi sento felice, finalmente si è capito quanto vale la prevenzione”

«La mia è una felicità quasi intima, personale. Come fondatrice di “Se non ora quando” ma anche come donna. È un cambio di passo importante che arriva in giorni in cui ci si ritrova a chiedersi cosa è uno Stato perché ci sono rappresentanti dello Stato che insultano donne rappresentanti dello Stato. Ora, finalmente, questa misura spunta come una risposta». È un fiume in piena la registra Francesca Comencini.

Una buona notizia, dunque.
«Il comportamento che ci si aspetta da uno Stato per risolvere quella che ormai è un’emergenza del Paese: la violenza sulle donne. Storie sempre più frequenti che, finora, ci hanno raccontato che le misure preventive sono insufficienti. Moltissime volte la denuncia c’era già stata. Ora forse qualcuno ha capito che è il caso di attrezzarsi in un altro modo». Continua a leggere

Caro Letta, serve una Ministra per le Pari Opportunità

josefa_idem_Ci rivolgiamo a Lei, signor presidente del Consiglio, perché riteniamo che una larga parte dell’opinione pubblica femminile apprezzerebbe che la delega alle Pari Opportunità non venisse affidata, come attività inevitabilmente secondaria, a un ministro già insediato. Noi, francamente, lo riteniamo un errore e un passo indietro rispetto alle scelte fatte all’inizio del suo mandato. Ci sta a cuore un ministero forte e una ministra che possa concentrasi su un lavoro che riteniamo fondamentale non solo per le donne, ma per il nostro Paese.

Josefa Idem, con grande dignità e rispetto delle istituzioni, ha deciso di dimettersi. Noi rispettiamo la sua scelta, ma teniamo a dire che abbiamo apprezzato il suo lavoro e vorremmo che non andasse sprecato.

Ci sono valori a cui ispirarsi che non si trovano ovunque e non sono di chiunque: il rispetto dell’autodeterminazione femminile, la lotta agli stereotipi culturali e sociali, l’attenzione ai diritti di tutti i cittadini e le cittadine indipendentemente dalle loro scelte sessuali, l’impegno pratico ad attuare il protocollo di Istanbul e la lotta contro il femminicidio anche con il finanziamento ai centri antiviolenza.

Se Non Ora Quando FACTORY

Questo documento è stato diffuso in contemporanea da numerosi comitati della rete SNOQ