Dimissioni per Lidia Ravera? Un’assurdità

Lidia-Ravera-Scrittrice_full«È da più di 30 anni che lo ripetiamo: abortire è una sofferenza psichica, un sacrificio delle propria integrità fisica e mentale, uno scacco, un’amputazione. Ci si ricorre quando un’incidente, un’emergenza, un problema di salute o l’estrema giovinezza o la disinformazione impediscono il funzionamento del metodo anticoncezionale.

Si ricorre all’aborto quando qualcosa va storto nella relazione con l’uomo che dovrebbe diventare l’altro genitore. Quando la gravidanza è frutto di violenza, fisica o psichica. Si abortisce quando si è troppo povere, o fragili. Si abortisce perché diventare madre è una responsabilità enorme e non tutte non sempre decidono di farsene carico. Si abortisce con dolore, sempre, in ogni caso, quando l’aborto è volontario e quando è spontaneo.»

Sono parole di Lidia Ravera, tratte dal suo articolo sull’Huffington Post che ha fatto levare cori di “vergogna”, “scandalo”, “oscenità”, fino alla richiesta di dimissioni dall’incarico di assessora alla Cultura della Regione Lazio da parte dei movimenti pro-life, dell’ex sindaco Gianni Alemanno, del candidato sconfitto alle elezioni Francesco Storace.

Riportiamo queste parole perché – al di là di prese di posizione che possono risultare sgradite – sappia di cosa sta parlando chi le lancia accuse di insensibilità e denigrazione nei confronti delle donne e dei vissuti familiari, chi le imputa di aver espresso giudizi offensivi e lesivi dei diritti altrui. Continua a leggere

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Il cimitero per i feti non lo voglio

A proposito dei cimiteri dei feti, riproponiamo qui una riflessione di Alessandra Bocchetti pubblicata il 7 gennaio del 2012 sul sito www.senonoraquando.eu

Alessandra_Bocchetti2No, il cimitero per feti non lo voglio, non ci sto a dare per morti quelli che non sono nati. Incredibili le invenzioni che si fanno per attaccare la legge 194, cimiteri, funerali, veglie, marce, chi più ne ha più ne metta. Ma, attenzione, questi attacchi non vogliono negare la possibilità di abortire, perché in una società cinica come la nostra che una donna abortisca, in verità, non frega proprio niente a nessuno, altrimenti ci sarebbero dei veri programmi, dei concreti aiuti, assistenza vera e non quelle misere procedure che dovrebbero fare vergogna ad un paese civile e cattolico.

Le donne hanno sempre abortito con legge e (ahimè) senza legge. Tutti l’hanno sempre saputo e il paese non si è mai sentito minacciato per questo.
E allora se non è l’aborto che cosa è che si vuole negare? Incredibile ma vero, si vuole negare solo una parola contenuta in quella legge. Sì proprio solo una parola. Questi continui attentati hanno per obiettivo la parola: autodeterminazione. Questo non ce lo dobbiamo scordare mai. Per questa parola migliaia di donne della mia generazione hanno fatto una lunga lotta e alla fine abbiamo vinto, contro tutto e contro tutti. Continua a leggere