La donna che cambiò le regole dello sport

 

 

“Se rimpiango di non aver avuto figli? No… ogni volta che vado fuori e vedo una donna correre penso:                  “ è una delle mie”. Ho un paio di milioni di donne che sono mie figlie.

1967, Kathrine Switzer corre la Maratona di Boston da sempre vietata alle donne e cambia la Storia dello sport.

Oggi sembra incredibile, ma solo cinquant’anni fa alle donne non era permesso iscriversi. Non erano ammesse perché giudicate inadatte a correre lunghe distanze.  Bisogna aspettare il 1984 (!) perché le atlete possano partecipare alle Olimpiadi nella specialità della Maratona.  Ce ne ha messo il mondo a mettersi al passo!

Switzer, dunque, infrange le regole e, una volta rotti gli argini delle convezioni, sulla scena mondiale si riversa un fiume inarrestabile di atlete e campionesse.  Anche negli sport vietati perché considerati virili, come il basket, il calcio, il rugby.

La mattina del cambiamento.

È 19 aprile 1967. Nevica, c’è un freddo che stacca le orecchie, eppure Switzer, che all’epoca ha vent’anni, è preoccupata (dice nella sua biografia) di come apparirà sulla pista. Si mette il rossetto, gli orecchini.

Quando il fidanzato Tom le dice “Accidenti hai il rossetto!”

Lei ribatte: “Lo metto sempre, che problema c’è?”

Qualcuno potrebbe notare che sei una ragazza e impedirti di correre”.

Non mi toglierò il rossetto!”

Figuriamoci se si fa intimidire da un’eventualità come questa. Del resto qualche mese prima aveva convinto Arnie il suo allenatore a farla partecipare alla corsa.

 Non puoi partecipare, fuori!

Switzer è pronta, con lei ci sono Arnie, suo allenatore e mentore, e il fidanzato Tom Miller. Tra parentesi, Tom, lanciatore di martello, 106 kili di muscoli, era scoppiato a ridere quando cinque mesi prima lei gli aveva annunciato che avrebbe corso a Boston. Ma Kathrin ha tirato dritto, si è allenata duramente. Per fortuna suo padre è stato più incoraggiante. “Ce la farai, ragazza. Sei tosta, allenata, andrai alla grande!”

La Maratona sta per partire, tutto sembra filare liscio. Switzer indossa la pettorina “K. Switzer” con il numero 261. Parecchi corridori intorno notano che è una donna e si congratulano.  Lei è al settimo cielo, sta facendo la cosa giusta.

Intanto, il pullman dei giornalisti segue i concorrenti. A bordo c’è anche il direttore di gara Jock Semple, famoso per il temperamento rissoso. A un certo punto,fotografi e giornalisti si accorgono che c’è una donna tra i concorrenti. “C’è una ragazza!”. Cominciano a gridare e ascattare foto. Kathrine si sente così orgogliosa di sé. Non ha capito.

Jock Semple balza giù dal pullman e le corre dietro, l’afferra per le spalle, la strattona urlando paonazzo di rabbia: “Vattene dalla mia gara e dammi la pettorina!”. Kathrine si spaventa, cerca di sottrarsi, ma lui la trattiene per la maglia.

A questo punto scoppia un tafferuglio: Arnie cerca di respingere Semple, che non molla la presa su Kathrine,ma non ce la fa. Interviene allora Tom che gli si scaglia contro e lo scaraventa a terra.

Tutto succede così in fretta ed è così confuso. Kathrine crede che il direttore di gara sia rimasto ucciso per lo scontro con quell’armadio del suo fidanzato. Per un momento pensa di fermarsi, ma quando sente volare gli insulti dagli stessi giornalisti che prima la incoraggiavano decide di continuare. “Se mi fermo, penseranno che l’ho fatto solo per farmi pubblicità. Se mi fermo, tutte le donne si fermeranno, e di conseguenza sarà un grande passo indietro per tutte”.

Così diventa la prima donna alla maratona di Boston.

Anche se la sua partecipazione passa come non ufficiale, la sua impresa rimbalza su tutti i giornali del mondo.

Da quel momento Kathrine Switzer usa passione e determinazione per abbattere molte altre barriere.  Lo fa anche in veste di giornalista sportivae scrittrice, creando quei programmi televisivi che hanno portato all’inserimento delle donne nella maratona delle Olimpiadi, cambiando per sempre il mondo dello sport.

Ribelle, sempre.

A 12 anni gioca ad hockey su prato e corre. Tanto per capire: nel 1959nessuna ragazza va a correre per strada, non è cosa, non si fa.

Si grida allo scandalo quando successivamente entra a far parte della squadra di corsa, unica ragazza.

All’Università di Syracuse si iscrive a giornalismo, l’altra sua passione. Visto che non può fare l’atleta, vuole essere una giornalista sportiva.

Diventa entrambe le cose, a uscire dagli schemi spesso ci si guadagna.

 

Lo sport nella Storia:

Dall’antichità fino al 1900: non si addice alle donne fare sport. Qualcosa sì, di minore, ma fuori dalle gare. Si ricorda la spartana Cinisca che vinse la corsa dei carri.

Fine ‘800:passano i secoli fino a che, con Pierre De Coubertin,nascono le Olimpiadi moderne. La donna però può solo esserci per incoronare i vincitori. A questo si oppone la francese Alice Milliat, fondatrice, nel 1921, della Federazione sportiva femminile internazionale, con la quale riuscì finalmente a dare importanza e riconoscimento alle donne nello sport agonistico.

1928-Amsterdam, il Comitato Olimpico Internazionale ècostretto ad ammettere ai Giochi anche le donne, perché nel 1922 e 1926 i Giochi mondiali femminiliavevano minacciato di oscurare i Giochi Olimpici. Man mano, le donne possono gareggiare nelle diverse discipline. E sono sempre più numerose.

1968 –  Messico, per la prima volta, l’ultimo tedoforo è una giovane donna.

2016– Olimpiadi di Rio. La partecipazione femminile raggiunge il 45%. Mai stata così alta.

 

 

 

 

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