Nel cognome di mia figlia

di Elisabetta Addis su La 27esima Ora 27 gennaio 2014

addisMia figlia ha due passaporti, entrambi validi. Uno statunitense e uno italiano. Sul passaporto americano c’è scritto Marina Katharine Addis, su quello italiano Marina Katharine Waldmann. La foto è la stessa, come pure la data e il luogo di nascita, Boston 12 maggio 1989. Da molto tempo desidero raccontare la storia di come si è venuta a creare questa situazione assurda. È la storia di una mia sconfitta personale, ma è anche la storia della sconfitta della sinistra italiana e con essa dell’intero ceto politico italiano. È la storia del rifiuto del ceto politico italiano ad includere le donne nella polis. Da quando la prima ministra della Pari Opportunità, Anna Finocchiaro, nel 1996, ha annunciato che quella del cognome della madre sarebbe stata una delle prime leggi da lei proposte; a quando, oggi, quasi venti anni dopo, la Corte europea ha condannato l’Italia per il fatto di continuare a negare ai suoi figli e figlie il diritto di portare il cognome della madre, e alle sue donne di trasmettere il proprio cognome. Continua a leggere

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Cognome materno, l’ultima parola alle donne

di Titti Di Salvo su L’Unità 18 gennaio 2014

tittidisalvo

Dopo la sentenza della corte europea dei diritti umani finalmente anche in Italia si discute del cognome da assegnare ai propri figli e alle proprie figlie. A scanso di critiche: a noi è chiaro che questa non è una misura salvifica della drammatica situazione che le donne vivono nel nostro Paese, ma teniamo a sottolineare l’importanza simbolica che ha, e quanto il dibattito che si è aperto in Italia sia arretrato. Dando uno sguardo all’Europa ci accorgiamo che, per quanto le legislazioni siano leggermente diverse l’una dall’altra, in tutti i Paesi Europei hanno fatto corrispondere a un nuovo e mutato ruolo della donna nella famiglia e nella società un vero e proprio aggiornamento dei codici e delle leggi. Continua a leggere

I seminari di Factory

Vi presentiamo alcune anticipazioni sui seminari che prevediamo di organizzare in autunno. Date e luoghi ancora da stabilire. Presto vi daremo maggiori notizie!

imageRiforme istituzionali

SNOQ Factory sta organizzando due seminari a numero chiuso con parlamentari ed esperte e un convegno pubblico, coordinati da Mariella Gramaglia, in tema di riforme istituzionali.

Per prima la riforma elettorale con un se e con due ma.
Se potremo scegliere le candidate che stimiamo per le loro idee, e non per la loro collocazione in lista.
Ma a condizione che non ci siano nè trucchi nè inganni nei premi di maggioranza e gli schieramenti siano riconoscbiili sia prima che dopo le elezioni. La chiamiamo moralità.
Ma a condizione che regole analoghe a quelle applicate nelle autonomie locali (doppia preferenza) siano previste anche alle elezioni politiche. La chiamiamo parità.
Poi le riforme istituzionali con un se e con un ma.
Se verranno rispettati i tempi previsti dalla Costituzione (art. 138) per le leggi che ne modificano il testo. Lo chiamiamo rispetto del Parlamento.
Ma quando un governo dalle larghe pretese lascerà il passo a un governo scelto dai cittadini e dalle cittadine. La chiamiamo buona stabilità.

Libertà di cognome: un diritto civile

Snoq Factory propone un incontro di discussione aperto a tutti gli interessati e le interessate per fare il punto su una legge promessa da tempo e mai promulgata, quella sul cognome materno. Coordina le attività Elisabetta Addis.

Le donne italiane sono diverse dalle donne Europee: hanno tassi di occupazione più bassi, hanno tassi di disoccupazione più alti, e non hanno il diritto di scegliere di trasmettere ai figli il loro cognome. Un vestigio simbolico della loro inferiorità sociale.
Noi crediamo che anche le parole, e non solo le cose, siano importanti. Noi vogliamo poter dare una risposta sensata alle nostre figlie femmine, quando ci chiedono perchè i figli dei loro fratelli porteranno il loro stesso cognome, mentre i loro figli saranno obbligati a portare quelli dei loro mariti. La risposta “perchè tu sei donna” che le inchioda a una loro subordinazione in un ordine simbolico appare, a loro come a noi, ingiusta e assurda.
La prima ministro delle Pari Opportunità in Italia promise una legge sul cognome materno tra le sue prime iniziative, nel 1996. Sono passati 17 anni, un ventennio in cui l’Italia è rimasta ferma, e la legge sul cognome materno è rimasta ferma anch’essa.
Il 13 febbraio 2011 Se Non Ora Quando ha rimesso in moto la politica italiana. Vogliamo molte cose per le donne italiane: più lavoro, più reddito, più libertà. Ma vogliamo anche il segno visibile della eguaglianza di diritti che ci spetta: la libertà di trasmettere il nostro cognome ai figli.

Per informazioni snoqfactory@gmail.com

Tenersi questo governo è questione di incentivi

di Elisabetta Addis sull’Huffington Post 22 luglio 2013

addisNoi economisti ragioniamo spesso in termini di incentivi. Cioè di convenienze: andiamo a vedere cosa, a un dato soggetto, conviene fare. Scopriremo che, di solito, lo fa. Quindi, se vogliamo che un dato soggetto faccia una cosa, dobbiamo  “allineare gli incentivi”: cioè, fare in modo che gli incentivi che ha corrispondano con quello che vogliamo che faccia. Gli incentivi devono essere allineati all’obiettivo, se no non si ottiene il risultato. Esempio brutale: ai pompieri bisogna dare contratti a tempo indeterminato, perché, se li paghi per ogni incendio che spengono, qualcuno sarà tentato di fare il piromane.

Questo governo era nato come un governo anomalo, di emergenza, per eliminare il porcellum e darci una legge elettorale da paese civile. Però, fintanto che non fa una nuova legge elettorale, resta a governare e quindi ha potere di decidere su lavoro, IMU, industria, università, dissidenti kazhaki e quant’altro. Continua a leggere