Cognome materno, l’ultima parola alle donne

di Titti Di Salvo su L’Unità 18 gennaio 2014

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Dopo la sentenza della corte europea dei diritti umani finalmente anche in Italia si discute del cognome da assegnare ai propri figli e alle proprie figlie. A scanso di critiche: a noi è chiaro che questa non è una misura salvifica della drammatica situazione che le donne vivono nel nostro Paese, ma teniamo a sottolineare l’importanza simbolica che ha, e quanto il dibattito che si è aperto in Italia sia arretrato. Dando uno sguardo all’Europa ci accorgiamo che, per quanto le legislazioni siano leggermente diverse l’una dall’altra, in tutti i Paesi Europei hanno fatto corrispondere a un nuovo e mutato ruolo della donna nella famiglia e nella società un vero e proprio aggiornamento dei codici e delle leggi. Continua a leggere

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Nel cognome della madre: una vittoria per le donne

klimt-madre(ANSA) – ROMA, 7 GEN – “È una bella vittoria per tutte noi la sentenza della Corte di Strasburgo che ingiunge al nostro paese di riformare la legge per riconoscere alle madri il diritto di dare ai figli il loro cognome. Che si avvii a sparire, speriamo per sempre, la tradizione fuori dal tempo per cui il figlio messo al mondo da una donna deve da quel momento portare il solo nome del padre è per noi un importante avanzamento in quella che riteniamo una grande battaglia di civiltà”: lo afferma in una nota Se non ora quando-Factory.

Le donne di Snoq considerano la riforma “una battaglia grande, perché abbatte un altro muro portante dell’edificio legislativo che ha perpetuato nei secoli la diseguaglianza tra donne e uomini dentro e fuori la famiglia, dà attuazione al principio di eguaglianza tra i sessi e riconosce la pienezza del ruolo genitoriale delle donne”.

“Chiediamo alle Camere che questa riforma sia discussa e approvata al più presto. Dobbiamo infatti constatare con dispiacere che, ancora una volta, è la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a dover ricordare alle istituzioni italiane l’urgenza indifferibile del rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali. Se non ora quando?”, conclude la nota. (ANSA).