Nel cognome di mia figlia

di Elisabetta Addis su La 27esima Ora 27 gennaio 2014

addisMia figlia ha due passaporti, entrambi validi. Uno statunitense e uno italiano. Sul passaporto americano c’è scritto Marina Katharine Addis, su quello italiano Marina Katharine Waldmann. La foto è la stessa, come pure la data e il luogo di nascita, Boston 12 maggio 1989. Da molto tempo desidero raccontare la storia di come si è venuta a creare questa situazione assurda. È la storia di una mia sconfitta personale, ma è anche la storia della sconfitta della sinistra italiana e con essa dell’intero ceto politico italiano. È la storia del rifiuto del ceto politico italiano ad includere le donne nella polis. Da quando la prima ministra della Pari Opportunità, Anna Finocchiaro, nel 1996, ha annunciato che quella del cognome della madre sarebbe stata una delle prime leggi da lei proposte; a quando, oggi, quasi venti anni dopo, la Corte europea ha condannato l’Italia per il fatto di continuare a negare ai suoi figli e figlie il diritto di portare il cognome della madre, e alle sue donne di trasmettere il proprio cognome. Continua a leggere

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SNOQ e la legge antiviolenza, un chiarimento necessario: la nostra lettera al Corriere

Dal blog La 27esima Ora, 22 ottobre 2013

Apprendiamo da una lettera alla vostra redazione quale sia la posizione delle “donne di Se non ora quando” sulla legge contro la violenza. Lo apprendiamo noi che facciamo parte di Se non ora quando. La lettera è stata firmata da un gruppo di donne che costituisce uno delle decine e decine di comitati Snoq sul territorio nazionale, il comitato “Se non ora quando–Libere”. Se non ora quando è un movimento molto ricco, attraversato da idee e visioni differenti. Da alcuni mesi non ha più un Comitato Promotore, quello che indisse la manifestazione del 13 Febbraio e indirizzò il percorso politico del movimento per circa due anni.

Il Comitato Promotore si è sciolto e diviso in due gruppi: “Se non ora quando–Libere” e” Se non ora quando-Factory”e il movimento tutto si sta riorganizzando, con le sue molteplici realtà. Snoq, dunque, non ha più una voce unica con cui esprimersi. “Se non ora quando–Factory” è stato udito alla Camera a Settembre dove ha depositato un documento, firmato da 47 comitati territoriali di Snoq, in cui criticava con molte motivazioni il decreto legge. Ne rigettava l’impianto prevalentemente securitario e ne denunciava soprattutto l’insufficienza rispetto all’area della prevenzione della violenza, che tanto spazio occupa invece nella convenzione di Istanbul. La posizione espressa dalla maggioranza ha trovato discordi le donne di “Snoq–Libere”, autrici della lettera da voi pubblicata. Continua a leggere