Una mutazione sociale in tre mosse

di Mariella Gramaglia su La Stampa 10 aprile 2014

grama1-465x321In una luminosa giornata di primavera i piedi nel mondo si mettono più volentieri. Ieri nove aprile, poi, è davvero cambiato un po’ il verso nel nostro Paese. Con il concorso di tanti soggetti autonomi gli uni dagli altri e la compresenza casuale di più eventi, è successo in poche ore l’abbozzo di una mutazione sociale. Bella, a giudizio di chi scrive. E universale (anche se a un primo sguardo riguarda di più le donne) perché al fondo ci rende tutti un po’ più liberi e un po’ più primaverili. Meno parrucconi.
I fatti. Mettiamoli in fila.

Primo. Renzi ha scelto cinque giovani donne come capilista nei cinque grandi collegi dove si corre pe le europee: Simona Bonafé, Alessandra Moretti, Alessia Mosca, Pina Picierno, Caterina Chinnici. Competenti? Preparate? Si metteranno alla prova. Certo non sono notabili che vanno a completare a Bruxelles il loro cursus honorum. Anche noi cominciamo a diventare previdenti e a usare l’Europa anche come un’alta scuola per giovani politici, non come un riserva indiana di ex. Continua a leggere

L’Europarlamento contro i clienti di prostituzione. 560 associazioni: così sex worker più a rischio

di Giorgia Serughetti su Pagina99 27 febbraio 2014

giorgia_serughetti_3Le “guerre del sesso” son tornate, o non sono mai finite. Se fin dagli anni ’70 la prostituzione è un tema spinoso che causa liti furibonde tra femministe abolizioniste e attiviste pro sex worker, ora il conflitto si è spostato fin nel cuore delle istituzioni comunitarie, nell’aula del Parlamento Europeo. L’eurodeputata socialista Mary Honeyball ha presentato, a nome del Comitato FEMM per la parità di genere di genere, una risoluzione che sostiene la necessità di adottare politiche che colpiscano la domanda di prostituzione, i clienti, e la proposta è stata approvata in sessione plenaria con 343 voti a favore contro 139 contrari e 105 astensioni.

Il documento descrive tanto la prostituzione scelta quanto lo sfruttamento sessuale come violazioni dei diritti umani, contrarie alla parità tra i generi, e considera il “modello nordico”, adottato in Svezia, Norvegia e Islanda, il modo migliore per combatterle, colpendo non chi vende servizi sessuali ma chi li acquista. Rispetto alle persone che si prostituiscono chiede invece un impegno per “non criminalizzarle o penalizzarle”, ma sviluppare programmi per aiutarle ad “abbandonare questo lavoro se lo desiderano”. La riduzione della domanda “dovrebbe divenire parte di una strategia integrata contro la tratta”. Continua a leggere

Le donne sono il fattore del cambiamento

di Valeria Fedeli su L’Unità 26 febbraio 2014

fedeliI CONTENUTI E LE PROPOSTE DEL DISCORSO TENUTO IERI IN SENATO DAL PREMIER MATTEO RENZI SONO SENZ’ALTRO CONDIVISIBILI. Il premier si è assunto l’onore e l’onere di guidare una sfida che è e deve essere di tutte e tutti. Guardiamo e lavoriamo tutti con fiducia e ottimismo perché finalmente si avvii quel cambiamento per il quale da tanto tempo molti di noi si spendono, nell’impegno politico e sindacale, o nella fatica e nella passione del lavoro e dell’impresa. Finalmente ci sono timidi segnali di ripresa, ma intanto gli effetti della crisi sono ancora tutti presenti.

Da quasi un anno una diversa responsabilità, che si è resa necessaria dopo i risultati elettorali e che ha trovato ancora la guida saggia e lungimirante del presidente Napolitano, ha sostituito le sterili contrapposizioni e la forzata costruzione di alleanze che hanno reso il nostro sistema politico fermo, incapace di dare risposte ai problemi reali di persone ed economia, fragile rispetto agli attacchi di forze populiste che giocano allo sfascio. Continua a leggere

Nel cognome di mia figlia

di Elisabetta Addis su La 27esima Ora 27 gennaio 2014

addisMia figlia ha due passaporti, entrambi validi. Uno statunitense e uno italiano. Sul passaporto americano c’è scritto Marina Katharine Addis, su quello italiano Marina Katharine Waldmann. La foto è la stessa, come pure la data e il luogo di nascita, Boston 12 maggio 1989. Da molto tempo desidero raccontare la storia di come si è venuta a creare questa situazione assurda. È la storia di una mia sconfitta personale, ma è anche la storia della sconfitta della sinistra italiana e con essa dell’intero ceto politico italiano. È la storia del rifiuto del ceto politico italiano ad includere le donne nella polis. Da quando la prima ministra della Pari Opportunità, Anna Finocchiaro, nel 1996, ha annunciato che quella del cognome della madre sarebbe stata una delle prime leggi da lei proposte; a quando, oggi, quasi venti anni dopo, la Corte europea ha condannato l’Italia per il fatto di continuare a negare ai suoi figli e figlie il diritto di portare il cognome della madre, e alle sue donne di trasmettere il proprio cognome. Continua a leggere

La legge elettorale e l’articolo 51 della Costituzione

di Titti Di Salvo su La 27esima Ora 23 gennaio 2014

tittidisalvoLunedì si è tenuta alla Camera dei Deputati una conferenza stampa promossa dalle deputate di tutti i gruppi parlamentari (tranne M5S e Fratelli d’Italia). Tema: la legge elettorale. Perché in questi giorni di gran fermento sulle proposte per modificare il Porcellum, il tema delle presenza paritaria delle donne nelle assemblee elettive è scomparso dal dibattito pubblico: è scomparso cioè dalla discussione sulle caratteristiche di una legge elettorale conforme alla Costituzione, ai bisogni del Paese, alle domande di rappresentanza. Ieri noi che eravamo lì, abbiamo deciso di assumerci una responsabilità pubblica e collettiva, verso noi stesse e verso le donne tutte: di fronte al modello elettorale che sarà, sul quale i gruppi parlamentari hanno e avranno opinioni diverse, abbiamo scelto di impegnarci perché sia rispettato l’articolo 51 della Costituzione che invita ad assumere «appositi provvedimenti» per garantire la pari opportunità di presenza fra donne e uomini nelle assemblee elettive. L’indicazione della nostra Carta costituzionale è chiara, ma non esiste una traduzione automatica. Spetta a noi fare le scelte necessarie per tradurre quelle norme costituzionali in articoli e commi di una nuova legge elettorale. Continua a leggere

Un asse femminile trasversale per la riforma della legge elettorale

di Giorgia Serughetti su Donneuropa 21 gennaio 2014

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Nel fervore del dibattito sulla riforma della legge elettorale, tra profonde sintonie e profondi disaccordi tra i leader, sembra che ci si sia scordati delle donne. Le donne che in questa legislatura hanno raggiunto la più elevata presenza in parlamento di ogni tempo, ma che sanno di dover vigilare se non vogliono che le istituzioni del futuro tornino a colorarsi tutte d’azzurro.

Di grave disattenzione hanno parlato stamattina alla Camera le deputate di (quasi) tutti i gruppi – rappresentate da Roberta Agostini (Pd), Titti Di Salvo (Sel), Dorina Bianchi (Ncd), Elena Centemero (Fi), Gea Schirò (Per l’Italia), Irene Tinagli (Sc), Pia Locatelli (Psi) – che hanno dato appuntamento alla stampa per dichiarare la loro intenzione di fare asse tutte insieme, trasversalmente ai partiti, per ottenere l’introduzione di norme antidiscriminatorie nella nuova legge elettorale, qualunque sarà alla fine il modello approvato. Continua a leggere