Leonesse: Charlotte Perriand

Un’altra Leonessa che è per noi fonte d’ispirazione. Ha pensato, fatto cose belle e ha influito su molte persone. Mandateci anche voi la vostra Leonessa, amica, prozia, maestra. Una donna che per voi ha significato molto. E noi la pubblichiamo! 

Grazie Charlotte

perriand“… design significa rispondere ai gesti degli esseri umani. Poi c’è un aspetto che va oltre, qualcosa che ha a che fare con l’essere in armonia con se stessi, con il proprio ambiente…”.

Charlotte Perriand.  Architetto e designer. Francese. (1903-1999)

Charlotte è tra i fondatori del design contemporaneo. Avete presente la Chaise Longue? Quella che viene attribuita a Le Corbusier? È quella dove ti puoi sdraiare e tenere le gambe sollevate, cosa che facilita la circolazione del sangue. Bene, ha il tocco geniale e profondamente sensibile di Charlotte.

Charlotte, all’età di 24 anni, entra nello studio di Le Corbusier a Parigi e gli chiede di assumerla come designer. Lui le risponde: “ Qui non ricamiamo cuscini”. Così si narra. Niente di strano, era la fine degli anni ’20. Però poi, una volta visto il suo allestimento ‘Bar sous le Toit’ ( guardatelo, è così innovativo!) il grande Le Corbusier  si scusa e le chiede di lavorare per lui. La collaborazione felice dura più di dieci anni.

Sono innumerevoli le creazioni di questa grande designer: la mitica poltrona Gran Confort, tavoli , librerie, di cui Cassina ha prodotto recentemente una riedizione. Charlotte mescola occidente e oriente, i suoi sono oggetti straordinari e originali.

Se fate un giro nella rete, vi renderete conto che molti mobili di oggi vengono da lei. Due link possono esservi utili:

Design Museum

Charlotte Perriand Video

La sua forza è l’immedesimazione. Charlotte osserva le persone, percepisce i bisogni di funzionalità ma anche di bellezza e li restituisce in forme nuove, avvenieristiche.  Destinate a diventare un classico, però. Niente male per una figlia di due sarti. Charlotte vuole inventare “cose” per la gente e lo fa.

Come dice Cher (cantante e attrice americana, per chi non la conoscesse):“le donne sono i veri architetti della società.”

Peccato che fuori dalle mura degli esperti, se ne sa troppo poco. Gli architetti e i designer sono sempre stati tassativamente uomini. Eppure, se si fa le pulci alla storia, non è così. Il contributo delle donne è immane.

Charlotte produce, viaggia, sperimenta, si fa conoscere : è una delle poche donne a partecipare al congresso di architettura nel 1933. È attivista in un’associazione artistica di sinistra. Chiusa la collaborazione con Le Corbusier,  inizia nuovi progetti. A 37 anni si imbarca per il Giappone invitata dal Ministero del Commercio e dell’Industria con il compito di definire nuovi orientamenti e strategie da dare alla produzione industriale nipponica. Però! Charlotte studia l’architettura e la cultura giapponese. Visita università, fabbriche, laboratori artigianali. La guerra scoppia e lei finisce segregata. La sua autobiografia è appassionante  “Io, Charlotte tra le Corbusier, Léger e Jeanneret” di Laterza. Non perdetevela.

Charlotte torna in Francia a 43 anni, sposata e con una figlia. Fa nuove esperienze con altri grandi suoi pari, tra cui ancora con Le Corbusier. Evidentemente le sue idee la impongono come partner preziosa. In più Charlotte crede nel lavoro di team. Dalla progettazione di dormitori per l’Esercito della Salvezza, agli interni della Città Universitaria di Parigi, dall’Ospedale di Saint Lo, all’ufficio del Turismo Inglese a Piccadilly. Realizza anche una stazione sciistica nell’Alta Savoia, a 69anni, e infine apre il suo atelier. L’ordine non è cronologico ed è solo un estratto della sua capacità di applicare l’immaginazione. “….ed era così anche nel suo lavoro: concreta e sognatrice, sempre vitale.” Questo dice di lei Renzo Piano. Se poi volete approfondire, L’Enciclopedia delle donne vi aiuterà.

Fra l’altro, proprio in questi giorni, un noto brand la celebra dedicandole una collezione di moda, come si può leggere su D-La Repubblica.

Charlotte, quindi,  di riconoscimenti ne ha avuti; tuttavia, in alcuni casi, ha dovuto difendere la maternità del suo lavoro. Quest’articolo allegato ve ne dà un’idea: L’eredità di Charlotte.

Avete mai sentito parlare “dell’errore di attribuzione”? È una tradizione rimasta segreta fino a qualche tempo fa. Si tratta di questo: la partnership tra uomo e donna è un fenomeno che si ripete nella storia recente dell’architettura, però l’attribuzione di un’opera è sempre a favore di lui, perché è più conosciuto. Ma va?  Un esempio folgorante: il nome Alvar Aalto, architetto finlandese, risuona e arriva alle orecchie anche dei non addetti. Ma qualcuno cita mai Aino Alto, sua moglie? Il contributo alle imprese del marito c’è, si vede, ma non se ne parla. Questa però è un’altra storia. Di donna.

“C’è una cosa che non ho mai fatto, non ho mai flirtato. Non mi sono “dilettata” a fare, io ho creato e prodotto e il mio lavoro era importante…” (da un’intervista con Charlotte Perriand)

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