Cognome materno, l’ultima parola alle donne

di Titti Di Salvo su L’Unità 18 gennaio 2014

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Dopo la sentenza della corte europea dei diritti umani finalmente anche in Italia si discute del cognome da assegnare ai propri figli e alle proprie figlie. A scanso di critiche: a noi è chiaro che questa non è una misura salvifica della drammatica situazione che le donne vivono nel nostro Paese, ma teniamo a sottolineare l’importanza simbolica che ha, e quanto il dibattito che si è aperto in Italia sia arretrato. Dando uno sguardo all’Europa ci accorgiamo che, per quanto le legislazioni siano leggermente diverse l’una dall’altra, in tutti i Paesi Europei hanno fatto corrispondere a un nuovo e mutato ruolo della donna nella famiglia e nella società un vero e proprio aggiornamento dei codici e delle leggi. Continua a leggere

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La partita europea sull’aborto

di Cecilia d’Elia su La 27esima Ora

ceciliaLa bocciatura al Parlamento Europeo della proposta di risoluzione sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi (Sexual and Reproductive Health and Right) di cui era relatrice la socialista Estrela in Italia ha fatto molto clamore perché tra le astensioni che l’hanno resa possibile vi sono quelle di sette parlamentari del Partito Democratico. Titoli di giornali e argomentazioni, sia tra i critici che tra i difensori di tale scelta, hanno in genere attribuito alla proposta di Estrela l’affermazione del “diritto di aborto” come diritto umano.

Non riuscivo a crederci e ho deciso di leggere il testo della risoluzione bocciata. Continua a leggere

Il confine tra legami e libertà

di Mariella Gramaglia su La Stampa 3 gennaio 2014

grama1-465x321Non paia un partito preso ingeneroso verso il governo. È solo semplice e cruda realtà.

Il decreto legge presentato in Parlamento in agosto e convertito in legge il 15 ottobre 2013 non ha, per ora, sortito l’effetto di ridurre, o quanto meno di contenere, il femminicidio.

Le fonti su cui si basa La Stampa ci dicono che siamo passati da 93 femminicidi nel 2012 a 103 nel 2013. La casa delle donne di Bologna, che usa lo stesso metodo di ricerca, basato sulle notizie di giornale e sui lanci di agenzia, dichiara invece 130 casi nel 2013. La differenza è dovuta alla definizione: «per femminicidio si intende un assassinio – precisa la Crusca – in cui l’uccisore è un uomo e il motivo per cui la donna è uccisa nasce dal fatto di essere donna». Così alcuni calcolano come «borderline» i casi legati a rapine o a follia dei figli, altri no. Il dibattito, non essendoci fonti pubbliche attendibili come nel caso dell’interruzione di gravidanza, è completamente aperto.   Continua a leggere

Noi, madri nuove: la nostra lotta è in difesa della vita

di Francesca Comencini

ComenciniFrancesca450FandangoIn un sistema che considera fare figli una perdita di tempo e di profitto, in un mondo che lascia sole le madri, testarde guardiane delle relazioni e della vita, eccoci di nuovo a dover parlare di aborto.

In Spagna una proposta di legge del governo Rajoy vuole cancellare d’un colpo una legge che ne consente l’accesso. In Italia una legge di Stato, la 194, viene svuotata del suo contenuto attraverso un incosciente e strumentale uso di un’opzione che sta sotto la nobile dicitura di “obiezione di coscienza”. Oggi come allora, in nome della difesa della vita, torneremo a batterci contro questo attacco.

La decisione di interrompere una gravidanza risuona in un corpo consapevole di poter generare. Da questa consapevolezza, da questa potenza e da questa differenza deriva la facoltà di avere la prima e l’ultima parola. Essere forti di un corpo che si sa differente e che fa il suo ingresso nella piena cittadinanza rifiutando di disfarsi della propria differenza fa di noi delle madri nuove, mai esistite prima nella storia dell’umanità. Continua a leggere

Una legge elettorale paritaria per restituire all’Italia la piena forza per le sfide del futuro

da L’Unità 12 dicembre 2013

di Valeria Fedeli e Monica Cirinnà

fedeliLa sentenza della Corte costituzionale della settimana scorsa e le parole pronunciate ieri mattina da Enrico Letta di fronte alle Camere imprimono finalmente un’accelerazione al processo di riforma elettorale. Si presenta un’occasione che non possiamo perdere di una legge basata su una democrazia paritaria.

Una democrazia che conta sul paritario contributo di donne e uomini, che non rinuncia a nessuno dei generi, che è resa forte dalla piena collaborazione tra energie e competenze differenti e complementari.

Le donne sono pronte a dare il loro contributo, pronte a condizionare positivamente scelte e innovazioni, pronte a collaborare per un’Italia migliore. Il tempo che viviamo ci sfida sul terreno della capacità di allargare la partecipazione e collaborare per il cambiamento: le donne sono pronte a lottare per questo, scontrandosi anche con chi questa sfida non l’accetta.  Continua a leggere

Presidente Tarantola fermi lo sfruttamento del corpo delle ragazze

Lettera di Titti Di Salvo alla presidente della RAI Anna Maria Tarantola:

tittidisalvoGentile Presidente,

in questi giorni stiamo assistendo ad un vero e proprio assalto mediatico ai danni delle due ragazze minorenni implicate nella vicenda sulla prostituzione minorile nel quartiere Parioli di Roma.

Con uno scabroso interesse per particolari irrilevanti, giornali, telegiornali, trasmissioni televisive, stanno sviscerando le intercettazioni di cui sono entrati in possesso. Abbondano le analisi sul contesto sociale e culturale in cui crescono le adolescenti nel nostro Paese, nonché l’aggressione continua e senza alcun limite all’intimità di queste due ragazze. Continua a leggere

A 35 anni dalla legge gli aborti sono più che dimezzati

di Mariella Gramaglia su La Stampa 13 novembre 2013

grama1-465x321Ha trentacinque anni. Quasi metà di una vita. Odiata, amata, combattuta, difesa, la legge 194 per l’interruzione di gravidanza, nella forma, è rimasta uguale a se stessa, ma nella sostanza? Dall’anno del rapimento di Aldo Moro e dell’elezione di Sandro Pertini al Quirinale a quello di Beppe Grillo e delle larghe intese, che tipo di acqua è passata sotto i ponti?

Le donne italiane studiano di più, hanno una vita sociale e lavorativa più intensa e meno falsi pudori: da ragazze è facile che chiedano consiglio alla madre, da adulte al medico o all’amica più saggia. Un dato per tutti per dire quanto l’istruzione sia importante per usare bene la contraccezione e prevenire una gravidanza indesiderata: il tasso di abortività fra le laureate è del 6 per mille, fra le donne che hanno solo la licenza elementare del 20 per mille.

Ma guardiamo più da vicino i numeri che compongono l’affresco generale. Prima di tutto si abortisce molto di meno. Nel 2012 abbiamo raggiunto il minimo storico: 105.968 interruzioni, meno 4,9% rispetto al 2011, meno 54,9% rispetto al lontano inizio. E in nessun Paese le minorenni restano incinte così poco. Continua a leggere