Lo confesso

Unknown

Lo confesso, in quella marea umana, che le foto ci mostrano di questo esodo senza fine, io cerco loro, le donne. Le riconosco dal capo velato, quasi sempre un bambino in braccio. Sono pochissime.

Le cerco per sentire quel dolore speciale che nello stesso tempo mi perde e mi salva. Mi perde perché sento di non aver riparo, mi salva perché finalmente sono capace di piangere. C’è un momento in cui una donna si sente tutte le donne, è il momento in cui si ha la certezza di avere un’anima. E questo voglio sentirmi, voglio sentirmi un’anima addosso.

Troppa sofferenza per loro. Forse all’inizio del viaggio non avevano quel bambino, quel bambino è il dono della loro santità, abusate da tutti, violentate da tutti. Per loro il viaggio è infinitamente più duro. Mi piacerebbe sapere da ciascuna qual è stata la paura che le ha decise, ma anche la speranza che le ha spinte. Cosa sperano quelle donne, cosa stanno cercando? Cosa vogliono da me… e io cosa voglio da loro.

Quando vedo quelle donne occidentali che lavorano senza sosta per accogliere e consolare e organizzare, bravissime e instancabili, lo confesso penso che le donne siano più generose degli uomini, o per lo meno che la loro generosità abbia una qualità diversa, è veramente disinteressata e molto molto spericolata. Faccio poco, ma anche io mi metto tra loro, anche io dico sì al mondo che dovrà cambiare, anche io voglio aprire le porte a quel mondo che necessariamente dovrà essere nuovo.

refugees

 

Spericolate perché? Perché noi donne siamo in prima linea, nessuno lo dice ma è così. Sembra brutto dirlo di fronte a tanta sofferenza ma è proprio così. La nostra libertà è ancora molto fragile e altamente imperfetta e quello che sta venendo verso di noi è una cultura che non è amica delle donne, con la quale dovremo costruire modi di stare insieme, costruire convivenza, inventare.

Ma allora perché? Perché rispondo sì? Rispondo per me: perché credo nella forza del bene. Il bene ha una forza immensa, può cambiare destini e vite. Se c’è un modo per celebrare il nostro essere al mondo è credere nel bene disinteressato. Da questa mia frase , capirete che sono laica.

Il bene disinteressato ha provocato non pochi misteri, quello delle donne americane per esempio che si sono battute per i diritti civili dei neri, ben prima di goderne loro stesse. E anche come dimenticare Simone Weil che propose una formazione di un corpo di infermiere di prima linea, lei era certa che alla vista di tanto coraggio e pietà, esibendo una pratica del bene assoluto, il nemico si sarebbe fatto vincere. De Gaulle la prese per matta e del suo progetto non se ne fece nulla.

Il mondo dovrà cambiare. Uomini e donne dovranno cambiare, i loro rapporti dovranno cambiare.

Ma non possiamo lasciarci trascinare solo dalla pietà e dalla commozione, ci vuole pensiero, ci vuole pensiero per trovare criteri nuovi per questo mondo nuovo.

A queste donne che arrivano non possiamo insegnare la libertà, in cui noi per altro siamo ancora maldestre, metterci a fare le maestrine dei diritti umani. Non è la libertà il criterio. Ci vuole qualcosa che davvero mi garantisca, garantisca tutte per un buon essere insieme, qualcosa di inedito alla storia, di inaudito.

L’allegria, si… L’allegria delle donne non è mai stata misura ma può esserlo. Sarà allora la loro allegria e la nostra che ci darà il segnale che stiamo facendo bene. Dovremo lavorare a questo. Io mi fido molto dell’allegria delle donne. Non mi fido dell’allegria degli uomini. Lo confesso. L’allegria delle donne è l’allegria di tutti, è espansa, espansiva, inoffensiva. L’allegria degli uomini, la storia ci insegna, troppo spesso è fatta di esclusioni e ha provocato molto dolore.

Alessandra Bocchetti

 

 

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Un pensiero su “Lo confesso

  1. Anch’io non faccio che guardare i volti delle donne, ma anche ció che hanno addosso, il bimbo o la bimba che stringono a sé, come si muovono. Le guardo e mi dispiace non poter fare nulla per loro, sono giá abbastanza occupata a curarmi un tumore, ma non passa giorno che non segua l’evoluzione (si fa per dire) delle situazioni, non solo quelle vicine ma anche le stragi di migranti che avvengono nel Pacifico, cosí lontano ma cosí vicino. Sono molto arrabbiata per come viene affrontata questa non-emergenza, che accompagnerá per molti anni a venire la storia del mondo.

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