Parole, parole, parole: parole tra noi.

Cara Luciana Littizzetto,

come tu stessa hai detto, le parole sono importanti. Infatti c’è un nesso tra la disparità salariale tra donne e uomini, che tu citi giustamente come un problema serio, e la mancanza dell’uso di parole al femminile per nominare quegli stessi mestieri, quando esercitati da donne, (per i quali infatti vengono spesso sotto pagate), problema, questo, irrilevante secondo te, trastullo per Accademie e “Presidentesse”, come hai detto, usando un dispregiativo neologismo per nominare la Presidente della Camera, l’altra sera a “Che tempo che fa”. I problemi sono ben altri, insomma, secondo te, del modo in cui parliamo. Il linguaggio non importa, signore e signori, importano i soldi con cui le donne vengono pagate! E giù applausi. Come se tra le due cose non ci fosse un nesso. Come se non poter nominare al femminile quei mestieri non fosse l’altra faccia del non doverli adeguatamente pagare se esercitati da donne, per evocare solo una delle conseguenze di tale cancellazione linguistica, quella che sembra starti più a cuore. Perché le conseguenze di tale cancellazione sono invece innumerevoli e tutte connesse e molto profonde, e riguardano te, noi, tutte e tutti. Hai detto, nel tuo stesso numero l’altra sera, di non sapere come si fa in Francia, ma che immagini che in quel serio paese abbiano ben altro a cui pensare che a simili sciocchezze. Ebbene sappi che nell’ottobre del 2014 la Presidente di turno dell’Assemblea Nazionale Sandrine Mazetier ha fatto un richiamo all’ordine con iscrizione al processo verbale del deputato Julien Aubert, il quale ostinatamente si rifiutava di chiamarla Madame LA Présidente, al femminile, evocando anche l’Académie Francaise, equivalente dell’Accademia della Crusca tansalpino. La seduta non è proseguita fino a quando il deputato Aubert non ha accettato di chiamare la Presidente Mazetier per quello che è, cioè Signora Presidente, e il risultato del richiamo all’ordine gli costato un quarto della sua indennità mensile di parlamentare, 1378 euro. Questo perché, in Francia il rispetto linguistico di genere è citato e tutelato nel regolamento dell’Assemblea Nazionale, a differenza del vuoto regolamentare esistente in Italia. Questo perché in effetti hai ragione, la Francia è un paese serio, dove sanno che, come scriveva Marie Cardinal, “Le parole per dirlo” sono il fondamento della nostra differente e libera vita, e della nostra differente e piena cittadinanza.

Con affetto,

Snoq Factory

La lettera è stata pubblicata su la 27esima ora

http://27esimaora.corriere.it/articolo/cara-lucianafacile-per-te-che-gia-sei-comica/

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