Niki de Saint Phalle: L’immaginario al potere

Con la sua arte anticipa i temi del Movimento di liberazione delle donne. E la sua arte le assomiglia: esplosiva, potente, monumentale. Niki è trascinante e divertente. Un’icona. È la Leonessa dell’Immaginazione. Scelte di vita e artistiche radicali, donna di una bellezza toccante. Prima o poi le faranno un monumento. Intanto le dedichiamo questa minibio che fatica a raccontare tutta la sua grandezza. Mandateci anche voi la storia di una donna che per voi ha significato molto. Spedite la vostra Leonessa a snoqfactory@gmail.com, e noi la pubblichiamo!

Grazie Niki

Ho deciso molto presto di diventare un’eroina. Chi sarò io? George Sand? Giovanna d’Arco? Napoleone in sottana? Non assomiglierò a mia madre…passerò la mia vita a fare domande”.

Niki De Saint Phalle. Artista performer. Franco-americana. (1930-2002)

Niki de Saint Phalle in Los Angeles, 1962

“Il mio nome è Niki. Niki de Saint Phalle. E faccio sculture monumentali.” Così si presenta in uno dei suoi video, beffeggiando James Bond e trascinando il pubblico nella sua fantasia vorticosa.

Famosa tanto quanto Andy Wharol, Niki è negli anni ’60 un’icona di libertà e di effervescenza creativa. Artista autodidatta per scelta, perché insofferente alla cultura accademica che avrebbe potuto imbrigliare la sua libertà. La vita segnata dall’incesto da parte del padre, a 11 anni, un segreto che rivelerà solo alla fine della vita. Niki sceglie molto presto di essere “un’eroina” e di affrancare le donne. Le sue, infatti, sono in ogni momento scelte artistiche e di vita radicali, eppure sempre temperate dall’ottimismo, dal senso dell’umorismo e da un’irrefrenabile immaginazione. Padre francese nobile, madre franco-americana: Niki riceve la classica educazione di ragazza di buona famiglia tra Francia e Stati Uniti. Vivrà sempre, ora in una nazione ora nell’altra, passando però gli ultimi anni in California.

A 19 anni si sposa con il poeta americano Harry Mathews, ha due figli, si stabilisce in Francia. Nel frattempo fa la modella per riviste come Vogue e questo le permette l’indipendenza economica. La coppia a Parigi conduce una vita bohemien. Niki studia arte drammatica, vuole fare teatro. Poi una forma depressiva grave. Il ricovero. Ne esce con un’unica visione: vuole essere un’artista.

È proprio in questo periodo che sceglie il suo stesso nome. Scelta emblematica infatti, frutto anche del libro che la segna profondamente: ‘Il secondo sesso’ di Simone de Beauvoir. Fa interamente sua la frase “ Donna non si nasce, si diventa”, e lei diventa Niki de Saint Phalle .

Niki è una delle prime artiste a riflettere sui ruoli della donna. Spose, Partorienti, Prostitute, Dee, Streghe. Nelle sue prime opere le donne sono sì vittime ma potenzialmente sono eroine.“Penso che dobbiamo arrivare a una nuova epoca sociale. Il matriarcato.”

Ma poi irrompono sulla scena le “ Ragazze”, Nanas in francese. La serie giocosa, vitale e monumentale che celebra il corpo femminile. Al contrario della rappresentazione classica e stereotipata dei corpi femminili, statici e ben proporzionati, le Nanas hanno forme tonde, espressive, dinamiche. E sono giganti!

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La dimensione è già di per sé un manifesto. Dovevano essere grandi, come dice lei stessa “Perché gli uomini lo sono e bisogna che loro – le ragazze- lo siano di più, per poter essere loro uguali”. Dunque gigantesse acrobate e ballerine. Curvilinee, ricoperte di colori smaglianti e in diversi materiali, resina, gonfiabili, in poliestere. Pensare che proprio a causa di questo materiale (il suo preferito) a un certo punto Niki è costretta a passare del tempo in una clinica svizzera per curare una malattia grave e invasiva ai polmoni. Allora non si sapeva quanto fosse tossico il poliestere. Dunque le Nanas, dicevamo, vengono esposte in luoghi pubblici. E sbalordiscono. Per Niki sono il simbolo dell’emancipazione femminile. Sono dee contemporanee, impressionanti e così divertenti, l’emblema di un nascente femminismo, di cui l’artista è tra le prime rappresentanti. Qualche anno prima del Movimento di Liberazione delle donne, come Niki dice: “Una donna nella civiltà degli uomini è come un nero nella civiltà dei bianchi “.

C’è una frenesia e uno slancio incontenibile in Niki. Si avverte in ogni suo lavoro. Dopo le Nanas, crea le Madri Divoranti. “Nella vita conosciamo la buona e la cattiva madre…ho già rappresentato la buona madre nel ciclo “ Ragazze” ( Nanas), mi sono poi dedicata alla sua antitesi, a quella “madre che non vorremmo mai essere.”

Ecco dunque una serie di sculture e installazioni: donne invecchiate, grasse e un po’ spaventose, soprattutto per quello che mangiano: i loro mariti, i loro figli. Lo sguardo di Niki, sul ruolo ambivalente della madre, è senza compromessi “Ho visto la frustrazione di mia madre, riusciva a fatica a esprimersi e quindi divorava la sua famiglia.”

Quello che sorprende nel suo processo creativo è questa continua commistione tra vita personale, impegno sociale e slancio universale.

Non è un caso, che prima ancora delle Nanas e delle Madri, nel 1961, Niki diventa famosa in tutto il mondo, per la serie       “ Gli spari.” Proprio un anno prima si è separata dal marito, lasciandogli la custodia dei due figli, e ha cominciato a dividere con Tinguely, uno studio a Parigi. Ecco che crea “Gli Spari”, uno tra i primi esempi di arte multimediale. Per vedere di che si tratta, e per viaggiare tra le sue opere, un’occhiata al suo sito aiuta: http://nikidesaintphalle.org

Prima Niki fissa sulla tela oggetti e ne fa un collage. Ci aggiunge anche sacchetti pieni di tintura colorata. Ricopre il tutto con uno strato di gesso. Prende il fucile e spara. “Ho sparato perché mi faceva piacere. Perché mi faceva piacere veder la tela sanguinare e morire”. Il gesto è scandaloso.

Le sue performance sono dal vivo in diversi spazi pubblici, riprese e trasformate in filmati. La risonanza è immediata. Il suo gesto è anche politico. È il periodo della guerra in Algeria e a Parigi si vivono gravi tensioni. Ecco ancora come lei stessa commenta la sua idea:

Nel 1961 ho sparato su: papà, tutti gli uomini, mio fratello, la società. La Chiesa, il Convento, la Scuola la mia famiglia, mia madre…gli uomini

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E ancora: “Nel 1960 ero una giovane donna arrabbiata. Arrabbiata con gli uomini e il loro potere. Sentivo che mi avevano rapinato, il mio spazio libero in cui avrei potuto sviluppare me stessa. Volevo conquistare il mondo, guadagnare i miei soldi. Ero arrabbiata con i miei genitori, sentivo che mia avevano cresciuto per il mercato del matrimonio. Volevo dimostrare loro che ero qualcuno, che esistevo e che la mia voce e il mio urlo di protesta come donna, erano molto importanti. Ero pronta a uccidere”. E Niki spara.

Il suo lavoro artistico è sempre profondamente intrecciato alla sua vita personale e al suo impegno sociale. Sempre contro. Contro la segregazione razziale, contro “lotta alle streghe “ del famigerato senatore McCarthy. E senza dubbio contro la condizione difficile delle donne. “Mi identifico con gli outsiders, con chi è perseguitato da una fazione o l’altra della società. Il nero sono io, i neri sono me.”

La serie di Nanas nere è di sicuro emblema di due cause: quella dell’uguaglianza delle razze e dei sessi. Come lei stessa ribadisce: “C’è il Black Power. Allora perché non il Nanas Power? (Il potere delle ragazze). È davvero l’unica possibilità. Il comunismo e il capitalismo si fanno eco. Penso che sia arrivato il momento di una società nuova. Matriarcale.”

Quando si pensa a Niki, si pensa anche al legame forte con l’artista Jean Tinguely. Si incontrano nel 1956 e fino alla morte di lui restano legati. Passione amorosa, rivalità artistica e sostegno creativo reciproco. E questo traspare. Al Centre Pompidou a Parigi si resta ammaliati dalla fontana Stravinskij. Ci sono 16 sculture: 8 in acciaio, nere. Cifra artistica di Tinguely. 8 in poliestere, coloratissime, dalle forme tondeggianti. Lo stile unico di Niki. Da una parte colori, danzanti, vitali e dall’altra la ferraglia brutale, scura. L’insieme è ipnotizzante.

Di recente è stata allestita una mostra su di lei a Parigi, chi l’ha vista dice che è un viaggio in un universo denso di suggestioni, un’esperienza totalizzante.

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E ancora oggi, è ricordata l’esposizione – deve essere stato uno shock! – di Hon  (in svedese significa Lei), a Stoccolma ,tra il giugno e il settembre 1966. Niki aiutata da Jean Tinguely e da Per Olof Ultvedt, realizza una gigantesca Nana (Ragazza) incinta di 28 metri di lunghezza, 6 metri di altezza e 9 metri di larghezza, stesa sul dorso come in procinto di partorire. Nel seno sinistro dell’opera viene installato un piccolo planetario mentre nel seno destro si trova un bar. I visitatori entrano nell’opera passando per la vagina. L’effetto allora fu scandaloso. Tuttora resta una delle opere più clamorose del Novecento.

Tra le altre cose, Niki è anche grafomane. Per tutta la vita, scrive, disegna, racconta: la sua vita intima, le sue ispirazioni creative, massime filosofiche, considerazioni sociologiche. Appunti di viaggi. È una supernova di creatività: “L’immaginario è il mio rifugio. Il mio palazzo. L’immaginario è la felicità. L’immaginario esiste.

E la sua fantasia è appunto monumentale. Da quando ha visto per la prima volta il parco Guell di Barcellona, persegue il sogno di creare il suo “ giardino”, vuole che sia un dialogo tra natura e architettura. Ci riesce, a 48 anni. Per finanziarsi, inventa addirittura un profumo. È il Giardino de Tarocchi in Toscana.

Storia travolgente la sua, vero? È la storia di una donna.

Credete che la gente continuerebbe a morire di fame se le donne se ne occupassero? …Le donne che mettono al mondo, la cui funzione è dare la vita… non credo che siano capaci di fare un mondo in cui non sarei felice di vivere.

(Tra le Fonti: Niki de Saint Phalle di Camille Morineau e Niki de Saint Phalle: a Psychological Approach to Her Artwork. By Paul Brutsche)

 

 

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