LETTERA APERTA AD ANNA MARIA TARANTOLA PRESIDENTE DELLA RAI

Cara dott. Tarantola,

si è concluso il Festival di Sanremo, come sempre con un grande successo di ascolti, confermando così il ruolo di televisione pubblica della RAI. Qualcosa, però, che a milioni di Italiani ha strappato una risata, a noi ha invece ingenerato una forte perplessità.

Cosa è diventato il senso della cosa pubblica se in una televisione pubblica, pagata da milioni di cittadine italiane che lavorano, con competenza, serietà, preparazione, fatica, che producono ricchezza, diventa divertente scherzare sulla “bruttezza” delle ministre? Ne va del senso della Costituzione, della Democrazia, della Repubblica, della dignità umana: è stato avvilente l’encomio delle ministre “belle” e il dileggio della ministra “brutta” con tanto di gigantografia preparata dalla regia RAI. Pagata, ripetiamo, da milioni di donne. Sono in tanti ad aver approntato questo bel pezzetto di televisione. Tutti, registi, tecnici, stagisti, tutti coloro che hanno cercato quelle fotografie di ministre “belle” e ministre “brutte” secondo il gusto del guitto di corte dovrebbero ricordarsi che sono pagati anche da milioni di donne che con il loro lavoro consentono loro di stare lì dove stanno. Sappiamo che la televisione pubblica italiana non è riducibile a quei pochi minuti di brutta televisione, e per questo l’Italia non è lontana da lei. Ma su questi scivoloni è necessario vigilare perché, altrimenti, è l’Italia tutta a retrocedere. E, come sempre, il metro di misura della vigilanza sono gli sguardi, sempre così “maschi”, sul corpo delle donne.

Eppure, l’Italia è un paese libero grazie alle donne che hanno combattuto nella Resistenza, è un paese ricco anche grazie alle donne che ogni giorno escono di casa e mantengono la loro famiglia,  i loro figli e le loro figlie, spesso i loro mariti, pagano le tasse, pagano il canone Rai, producono reddito, mandano avanti il paese, l’Italia è un paese vivo grazie alla forza delle giovani donne che ancora, spesso senza nessuna tutela, mettono al mondo figli. Soprattutto, l’Italia non è quel logoro palcoscenico di maschi che sbattono le facce di autorevolissime ministre in gigantografia e ci scherzano sopra davanti a tutto il paese, maschi che ricordano i vitelloni degli anni 50. No, dottoressa Tarantola, l’Italia è più allegra, più tenera, più erotica, più viva di questo cimitero, perché le donne italiane l’hanno presa per mano e l’hanno, già da tempo, portata definitivamente via da lì. Di questa Italia vorremmo che il servizio pubblico si facesse voce. Ed è per questo che abbiamo voluto parlarne con lei.

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