Donne diverse con l’obiettivo comune del 50/50: questa è la novità

Per la prima volta donne di diversi schieramenti politici si sono battute per un obiettivo comune: la parità di genere. Questa è la vera novità positiva. Ma non chiamatele quote rosa!

La vera rivoluzione di questa brutta pagina della politica italiana è stata la battaglia di tante donne, di quasi tutti gli schieramenti, per introdurre nell’Italicum una norma che garantisse la parità di genere. Un’occasione, persa, per fare dell’Italia un Paese civile e democratico.

E’ questa la vera novità, il solo cambiamento, rispetto alle promesse di rinnovamento della nuova legge elettorale, di cui non c’è traccia. Con la bocciatura della parità di genere alla Camera si è negato il riequilibrio tra i sessi, nelle candidature e al momento del voto, si è negata la rappresentanza alla maggioranza dei cittadini italiani, si è ignorata la qualità della democrazia nel nostro Paese.

Le donne hanno perso una battaglia, la politica italiana molto di più: ha mostrato al mondo tutta la sua arretratezza, alimentata anche dalla narrazione vetusta dei media, che si ostinano a confondere la democrazia paritaria con le ”quote rosa”. Le quote rosa fanno pensare ad una specie protetta, la cui sopravvivenza è legata ad una concessione degli uomini, che detengono il potere e ne stabiliscono le regole. Le quote sono quelle che fanno dire, anche a molte donne, che per essere elette ci vuole competenza, talento, meriti. Requisiti, evidentemente, non richiesti agli uomini.

Noi non le vogliamo le quote, vogliamo la democrazia paritaria, la presenza paritaria di uomini e donne nelle istituzioni. Questo dice l’articolo 51 della Costituzione: ”Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”. E per questo si sono battute, per la prima volta nella storia, 90 donne parlamentari, con una mobilitazione bipartisan come non si era mai vista. La battaglia si sposta ora al Senato.

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