Le donne sono il fattore del cambiamento

di Valeria Fedeli su L’Unità 26 febbraio 2014

fedeliI CONTENUTI E LE PROPOSTE DEL DISCORSO TENUTO IERI IN SENATO DAL PREMIER MATTEO RENZI SONO SENZ’ALTRO CONDIVISIBILI. Il premier si è assunto l’onore e l’onere di guidare una sfida che è e deve essere di tutte e tutti. Guardiamo e lavoriamo tutti con fiducia e ottimismo perché finalmente si avvii quel cambiamento per il quale da tanto tempo molti di noi si spendono, nell’impegno politico e sindacale, o nella fatica e nella passione del lavoro e dell’impresa. Finalmente ci sono timidi segnali di ripresa, ma intanto gli effetti della crisi sono ancora tutti presenti.

Da quasi un anno una diversa responsabilità, che si è resa necessaria dopo i risultati elettorali e che ha trovato ancora la guida saggia e lungimirante del presidente Napolitano, ha sostituito le sterili contrapposizioni e la forzata costruzione di alleanze che hanno reso il nostro sistema politico fermo, incapace di dare risposte ai problemi reali di persone ed economia, fragile rispetto agli attacchi di forze populiste che giocano allo sfascio.

Ora abbiamo un nuovo governo che ha l’obiettivo vitale di attuare le riforme, per superare le difficoltà che avevano frenato il lavoro del governo Letta, che in questi mesi ha svolto una funzione decisiva per iniziare a restituire fiducia interna e credibilità internazionale.

Questo governo è un governo generazionale e di parità tra i generi, come qualcuno dice: ma nel senso che dobbiamo pensare e costruire quei risultati che renderanno l’Italia un Paese in cui la prossima generazione di donne e uomini potrà vivere meglio, con diritti garantiti e opportunità, ritrovando l’orgoglio di appartenere ad una comunità coesa e forte. Intanto occorre rispondere alle urgenze: la sofferenza di famiglie, lavoratori e piccoli imprenditori non può più aspettare. Si tratterà di ridefinire tassazione e incentivazione, energia, sburocratizzazione e digitalizzazione, fattori di investimento strategico e aree in cui creare nuove opportunità di occupazione, formazione, sistema di diritti e di ammortizzatori.

Dobbiamo avere chiaro che si tratta di regole, di scelte strategiche, di politiche da condividere. Ma si tratta anche di valori. Con la riforma del lavoro dobbiamo rilanciare il valore costituzionale del lavoro e costruire un nuovo welfa- re fondato sulle persone e sulle persone che lavorano, donne e uomini, superando le discriminazioni e le disegua- glianze verso le donne, ripensando l’efficacia degli ammor- tizzatori sociali, immaginando anche nuovi strumenti di sostegno al reddito per chi perde il lavoro, accompagnato da un investimento vero sulla formazione e sul supporto per la ricerca di nuovo impiego, sui diritti e sulla concilia- zione dei tempi privati e lavorativi.

La riforma del lavoro deve essere un processo aperto e condiviso, con ciascuno dei soggetti in causa come imprese, mondo del lavoro, istituzioni. Dobbiamo così rilanciare un piano serio, moderno e strategico di politiche industriali con la piena consapevolezza che ogni nostra prospettiva di crescita e di rilancio non può che essere inquadrata in un’ottica europea ed europeista.

Energia, ambiente, ricerca, filiera formazione-lavoro, innovazione, tecnologia, qualità, sostenibilità etica e rispetto dei diritti: sono i fattori che rendono il made in Italy un modello di sviluppo che unisce qualità produttiva e qualità del lavoro. Se – come emerge da recenti ricerche – perdiamo posizioni nel riconoscimento del made in Italy come brand globale, non è per responsabilità delle piccole e medie imprese, dei lavoratori o degli artigiani che creano il made in Italy, ma per quanto abbiamo saputo investire su noi stessi. La nostra manifattura è stata e continuerà ad essere il motore del Paese, la nostra garanzia di qualità, l’esperienza produttiva diffusa e condivisa su cui fondare il futuro di tutte e di tutti.

Il processo di riforma del lavoro e di rilancio delle politi- che industriali deve svilupparsi garantendo un ulteriore fattore strategico: il riconoscimento e la valorizzazione delle competenze complementari di donne e uomini. Trovo che su questo il governo possa dare davvero un buon esempio. Tra i principali temi di sfida che si trova davanti ci sono sicuramente le riforme istituzionali, lo sviluppo, la semplificazione burocratica, la capacità di essere protagonisti in Europa. Quattro sfide decisive in mano a quattro giovani donne (mostrando anche un bell’esempio di integrazione armoniosa delle esperienze di lavoro e private, a partire dalla maternità). E poi la gestione di aree strategiche come salute, istruzione e ricerca, difesa, affari regionali e autonomie: ancora affidate a donne. Credo che ci sia, nelle concre- te possibilità che questo governo riesca a realizzare il cambiamento, una carta in più: le donne possono essere il fattore che davvero cambia le cose.

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2 pensieri su “Le donne sono il fattore del cambiamento

  1. Carissime, grazie per la puntualit delle vostre comunicazioni. un movimento si nutre della capacit di costruire una rete e della concretezza degli obiettivi . Nonostante rallentamenti, dispersione e qualche confusione che sembrano emergere ultimamente a livello nazionale. Se non ora quando di Lauria( potenza) ha ferma la barra del timone sull’impegno civile e sta lavorando dall’11 febbraio 2011 perch qualcosa cambi di una realt come quella meridionale, chiusa alle donne. E noi siamo a sud del sud: nell’area sud della Basilicata. Si pensi che nel nostro comune non sono presenti consigliere donne, come d’altra parte nel consiglio regionale …e siamo determinate a che questo non accada mai pi. Ci stiamo infatti preparando attraverso il confronto con la politica locale. Attraverso un impegno anche culturale. Affinch la nostra presenza nelle istituzioni non risponda a esigenze folkloristiche. Se ne avremo l’opportunit vi parleremo delle nostre iniziative e delle nostre difficolt. Lo vorremmo tanto. Anche da noi si fanno strada alcune novit, che se per un verso riescono a rendere inaccettabili antichi pregiudizi da un altro sembrano incidere ancora pi negativamente sulla vita delle donne. In rete con il Mov Lucania abbiamo individuato un terreno politico trasversale sul quale operare: “essere donna fra emergenze educative e culturali nell’area sud della Basilicata”. Per avviare una sorta di intesa operativa fra le associazioni abbiamo pensato a un convegno che scandagliasse i mutamenti in atto, tali da generare, accanto a quella antica, una nuova violenza sulle donne, della quale qui non si ha il coraggio di parlare. Lo sapevate che per quanto riguarda la violenza sulle donne la Basilicata un’isola felice? Qualche tempo fa era partito nella nostra cittadina( circa 14000 abitanti)un telefono rosa, rimasto aperto per un anno, ma nessuna donna ha pensato di utilizzarlo: nemmeno per condividere un disagio. Vince il silenzio. Evidentemente. Che ne dite? C’ un aspetto fra le tematiche individuate che vorremmo approfondire insieme a voi: il ruolo dei social media e i rischi o le opportunit per la costruzione dell’immagine e dell’immaginario femminile. Gli altri temi sono il ruolo della famiglia, il ruolo della scuola.La violenza sulle donne anche il risultato di azioni riconducibili oltre ai mali sociali a un deficit educativo di fondo. Ne siamo convinte. C ‘ fra voi qualcuna che potrebbe intervenire al Convegno previsto per il 22 marzo? Qualcuna che potrebbe aiutarci a considerare l’azione dei social-media? Possiamo offrirvi la nostra ospitalit e la bellezza della nostra terra. Spero che abbiate il tempo e la voglia di leggere questo messaggio. Comunque mi auguro che abbiate il tempo e la voglia di rispondere in ogni caso. Intanto continueremo a leggere le vostre cose e a tenerne conto. Cordiali saluti e buon lavoro a tutte voi Se non ora quando- Lauria- ritagal@hotmail.it

    Date: Fri, 28 Feb 2014 07:33:25 +0000 To: ritagal@hotmail.it

  2. Pingback: Care Snoq, il femminismo non è un partito! – Al di là del Buco

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