Leonesse ogni giorno e in ogni tempo: Alice Austen

Come dice Lidia Ravera, Leonesse ogni giorno! Ma anche in ogni momento storico. Ecco un’altra donna fonte d’ispirazione. Una storia forse sconosciuta e molto anticonformista. Mandateci anche voi la vostra leonessa. E noi la pubblichiamo!

Grazie Alice!

alicea“…ha coltivato la fotografia, come tutte le altre passioni della sua vita, perché le interessava…”.

Alice Austen. Fotografa. Statunitense. (1866-1952)

È una fotogiornalista e non lo sa. Alice anticipa lo stile documentario 40 anni prima che la parola stessa sia coniata. Cattura momenti, persone e luoghi così come appaiono. A differenza della fotografia dell’epoca, Alice usa la profondità di campo. Significa che tutta l’immagine è a fuoco. Niente sfumature, né effetti morbidi. Il suo è uno sguardo lucido, diretto, da reportage.

Nei suoi scatti c’è l’America di fine ‘800 ma soprattutto lo spirito anticonvenzionale di Alice. È una delle prime donne fotografe a lavorare fuori da uno studio. Si porta dietro un’attrezzatura che pesa 23kili. È la prima donna a possedere un’automobile nella zona dove vive. È una ribelle in pieno clima vittoriano, noto per il perbenismo e l’ossequio al costume. Alice si crea una vita indipendente. Perché è questo che vuole. Questo è la fotografia.

Abbandonata dal padre da piccola, cresce con il cognome della madre a Confort House, casa di famiglia. Oggi è un bel museo da visitare dove organizzano anche corsi di fotografia estivi, per tutte le età.

A 10 anni uno zio le regala una macchina fotografica e un altro zio le insegna a sviluppare e a stampare. A 18 anni padroneggia perfettamente la tecnica, la luce e ha già una sensibilità artistica straordinaria. Il suo temperamento, poi, la spinge fuori dal suo ambiente privilegiato per provare e sperimentare.

Sfida gli stereotipi di genere, usando anche la composizione, la posa, i costumi e soprattutto la satira. È così che esprime il suo punto di vista sul mondo, sulle donne, sulla vita. Soprattutto mette in discussione i ruoli.
Una recensione del New York Times recita “… ritraendo se stessa e alcune amiche della sua cricca, mentre gigioneggia in abiti maschili, o vestiti corti (alla caviglia!) e fumando sigarette”.

Alice è una persona profondamente libera, questo è quello che sappiamo di lei. Il resto è il suo lavoro: 8000 immagini, cinquanta anni di storia. Una parte di questa immane eredità è conservata nella casa museo. Sono tutte storie senza parole, la storia di spazzini, ambulanti, la storia di immigrati nell’area di quarantena. Storie di poliziotti, lustrascarpe, pescivendoli, delle ragazze che vendono i giornali, ma anche di amiche, di famigliari e di eventi storici che segnano il secolo. Ci ha lasciato una finestra aperta sulla società dell’epoca, senza fare sconti.

Se non fosse vera, potrebbe sembrare una super-eroina: sì perché oltre ai viaggi, oltre alle foto, è campionessa di tennis, marinaio esperto, golfista, ciclista. Membro attivo e prominente della società di Staten Island. Una personalità.

Ma è anche una donna innamorata. Di Gertrude Tate, sua compagna per trent’anni. Avrebbero voluto essere sepolte insieme, ma la famiglia di quest’ultima negò il consenso.

Nel 1929 Alice perde casa e soldi. Finisce in un rifugio per poveri. Poi la riscossa: le sue foto vengono pubblicate su LIFE, seguono le mostre e anche un libro “ La rivolta delle donne”. Da qui la fama e il denaro che le permettono di vivere gli ultimi anni serenamente.

Su di lei c’è un’opera teatrale: Se tu potessi vedere: Alice Austen”. Il sito ufficiale è bello: http://aliceausten.org.

Da Alice ai giorni nostri sono molte le donne che hanno reso grande la fotografia e il fotogiornalismo. Qualche nome non risuona tanto quanto dovrebbe. Heidi Levine, per esempio. Occhi e cuore puntati sui conflitti di guerra, una vita pericolosa, uno sguardo umano. Ma questa è un’altra storia. Di donna.

Sono contenta che quello che è stato un grande piacere per me, lo è oggi per altre persone”.
(Alice, durante la prima mostra delle sue foto, a 84 anni)

aliceg Smokers

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