Leonesse: Camille Claudel

Un’altra Leonessa che è per noi fonte d’ispirazione. Un talento che è bello ricordare e conoscere. Mandateci anche voi la storia di una donna che per voi ha significato molto. Spedite la vostra Leonessa a snoqfactory@gmail.com, e noi la pubblichiamo! 

Grazie Camille!

camilleMi trovate al lavoro, scusate la polvere sulla mia camicia. Scolpisco il marmo io stessa

Camille Claudel. Scultrice. Francese (1864-1943).

30 anni di creazioni. 30 di manicomio. Nella storia della scultura è la prima donna conosciuta, prima di lei c’è solo Properzia de’ Rossi, bolognese, classe 1525. Tra l’una e l’altra più di tre secoli.  Perché la scultura da sempre è un’arte virile, così ci è stato detto. Ci vuole il genio, ma anche il fisico.

Il talento di Camille prende a colpi di scalpello e raspa questo pregiudizio e stupisce il mondo con la grazia de “Il valzer”, la bellezza de “Le pettegole,” la straziante “Età matura”. Giusto per citarne tre.  Tutte le sue sculture hanno una vitalità pulsante e sconfiggono la gravità.  Le trovate al museo Rodin a Parigi.  Se vi capita, andateci: un incontro con Camille Claudel un po’ cambia la vita.

 “Ha una natura profondamente personale, che attira per la grazia ma respinge per il temperamento selvaggio”.

Questo dice di lei, il suo maestro, mentore e  amante : il signor Auguste Rodin, acclamato scultore dell’epoca. Camille ha ispirato molte sue opere, ha creato lei stessa molte figure delle sculture di Rodin, E lo ha anche molto amato.  Dopo la rottura del loro rapporto, vive sola, crea e poi si ammala. La sua vita di donna-artista è  stata  quella che si dice, una vita senza pelle, senza filtri.

Anne Delbee ha scritto su di lei una biografia straordinaria e illuminante.

Il film di Bruno Nuytten con Isabelle Adjani è interessante. Se vedete però di persona le sue sculture, è davvero un’esperienza.

Camille Claudel entra in manicomio a 49 anni e lì muore a 79. Una volta dentro, non crea più. Nonostante i medici siano del parere di dimetterla, la madre e il fratello Paul, famoso sensibile poeta, non lo permettono.  Il torto di Camille? Aver rotto le regole della società borghese.

Altrettanto insubordinata è la vita di  Louise Bourgeois che, al contrario di Camille, non smette mai di creare. La sua è una scultura monumentale.   Per Louise fare arte è un atto di sopravvivenza. Una garanzia di salute mentale. La certezza, come dice lei stessa,  di non farsi del male e di non uccidere qualcuno.  Ma questa è un’altra grande storia. Di donna.

“Mi si rimprovera (efferato crimine) di aver vissuto da sola…” (27 febbraio 1917, lettera di Camille, durante il suo internamento)Sakuntala-Labbandono-2

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