Angiolina: è lei la mia leonessa!

Lisa ci ha mandato questa storia avvincente di donna. La storia di Angiolina. Fatelo anche voi, scrivete a snoqfactory@gmail.com e noi pubblicheremo la vostra leonessa. Buona lettura. E grazie Lisa!

angiolina fontana ross bellardoSi chiamava Angiolina, detta “la belva”, ed era la sorella della mia nonna materna.

Nacque nel 1911 e morì nel 1976. Il suo nome per intero era Angiolina Fontana Ross Bellardo, viveva in un paese in provincia di Torino.

Fu accusata di collaborazionismo da una collega invidiosa. Angiolina non era collaborazionista, semplicemente era una che non te la mandava a dire. Fu processata dai partigiani in piazza, accusata e condannata a morte.

Le furono tagliati i capelli in pubblico, e fu portata in una casa dove avrebbe passato la sua ultima notte prima di essere fucilata. Nella stanza dove era rinchiusa, c’era una botola sul soffitto, Angiolina si arrampicò sul muro e l’aprì. Riuscì a raggiungere un balcone, si buttò di sotto e scappò. Ferita, fece kilometri lungo il torrente prima di essere soccorsa da un parente che le offrì un nascondiglio. Il paese sapeva della fuga. Tutti la cercavano. Angiolina passò mesi, nascosta in una stanzetta angusta dietro una parete.

Poi la guerra finì. Gli autori dell’accusa e del processo sapevano di aver dato credito a una menzogna, per questo la temevano. Però Angiolina non reclamò giustizia. Non si vendicò. Condusse una vita solitaria, circondata da cani e gatti, aiutando il prossimo e amata in paese, anche se un po’ temuta: il suo rigore veniva preso per scontrosità.

Della sua storia Angiolina scrisse un diario che intitolò “Diario Partigiano”. Purtroppo non è più in mio possesso perché, ahimè, fu rubato. Peccato perché era scritto molto bene (sarà forse per una certa somiglianza fisica con Virginia Woolf…). Ci chiese di non pubblicare nulla fino a che uno solo dei protagonisti della vicenda fosse stato ancora in vita e noi mantenemmo la parola. Io lessi il diario a 15 anni, ora ne ho 43, quindi ne ricordo molto poco. Ricordo bene però i racconti che si facevano in famiglia.

Angiolina per me è una figura di riferimento per la sua indipendenza e integrità morale, unite a un cuore davvero generoso e pietoso, ma mai stucchevole. Si buttò perfino in una casa in fiamme per salvare il proprietario, padre di due bambini piccoli e suo acerrimo “nemico” (non si sopportavano), intrappolato dentro. Giusto per farvi capire il personaggio.

Al mattino, quando noi nipoti eravamo in villeggiatura, ci aspettava per dare a ciascuno un pezzo di cioccolata, che andava a prendere nel “cassetto dei dolci”, per noi un luogo magico.

Angiolina era, sì, dura di carattere, ma con un cuore veramente grande. È lei la mia leonessa.

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