La “gnocca” in pubblicità? Solo la risorsa di chi non ha idee

di Licia Martella

liciaHo lavorato per trent’anni in grandi agenzie pubblicitarie, su marchi nazionali e internazionali. È un lavoro che mi è sempre piaciuto, perché sono convinta che la comunicazione, quando è fatta bene, possa portare valore e risultati. E che possa anche divertire. Ma è un po’ come la guida o l’alcool, bisogna farla responsabilmente. A questo proposito, sono inciampata negli articoli di Libero contro le leggi che vorrebbero “vietare la gnocca” (testuale). E dico: se non ora quando smetteremo di leggere queste fesserie bestiali, scritte per ignoranza e in cattiva fede, o per propaganda trash?

Quello che so per esperienza è che quando in pubblicità, come in altri ambiti, non si hanno idee, basta usare la “gnocca”. Perché la gnocca vende. Se poi è famosa meglio. Quindi molti pubblicitari italiani, e non solo, usano spesso questo alibi per scusare l’esiguità delle idee. I pubblicitari, ma attenzione anche i committenti.

Tuttavia di esempi che funzionano altrimenti, ce ne sono. Gucci Flora, per esempio. Bello, evocativo e stai un po’ a vedere anche di grande successo. Incredibile, non s’intravede neppure una tetta. È solo una bella idea per un profumo. Fra l’altro ha vinto premi importanti. E vogliamo citare Dove? Da quando ha messo alla ribalta le donne vere, sono diventati i numeri uno. Certo è una marca globale.

Dietro l’attacco contro un presunto rigurgito moralista, si nasconde una mentalità un po’ vile e conservatrice. È rivolto a persone, a donne sì, che esigono oggi una regolamentazione, perché hanno a cuore, guarda un po’, il destino di tutte e tutti. Tra l’altro non sono le sole a pensarla così.

A proposito, esiste già un articolo del codice di Autodisciplina pubblicitaria che recita: “La pubblicità non deve offendere le convinzioni morali, civili e religiose dei cittadini. La pubblicità deve rispettare la dignità della persona umana in tutte le sue forme ed espressioni”. Che non sia rispettato è evidente, però c’è. Parla di dignità, altra parola cui non si dà tutti lo stesso valore. La verità è semplice: quando il corpo di una donna, il corpo di un essere umano, viene reso “oggetto”, allora diventa “meno umano”.

Se sostituissimo la parola “donna” con un’altra, per esempio la parola “ bambino”, l’effetto disturbante, ingiusto, forse sarebbe più lampante?

E poi faccio una domanda semplice. Cosa significa quando si dice “ rendere una donna/persona un oggetto“ ? Le risposte che mi vengono in mente sono queste, per il momento.

1 – Si può scambiare con qualcos’altro.

2 – Il suo valore è ridotto a come appare.

3 – È uno strumento per lo scopo di qualcun altro.

4 – Evoca inerzia o passività.

5 – Suggerisce la possibilità che sia rotto, infranto.

Tra la mancanza di rispetto e la violenza la distanza può essere molto breve.

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2 pensieri su “La “gnocca” in pubblicità? Solo la risorsa di chi non ha idee

  1. Quando scrissi un pezzo per il mio blog PAROLA DI STREGA, pubblicato anche su GIULIA giornaliste unite, intitolato MISS PATATA (da una pubblicità di patatine chips e relativo concorso), molti pubblicitari mi attaccarono perché secondo loro avevo fatto di tutta l’erba un fascio. Ma non è così. E comunque domando: quando certi pubblicitari usano la GNOCCA ….. non fanno di tutta l’erba un fascio?

  2. Si ostinano ad usare questo genere di argomenti per paura…,per paura del risveglio delle coscienze e del pudore, che è la giusta cornice di una civiltà degna di questo nome.

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