Lettera aperta a Epifani sulla 194

194--258x258Gentile Segretario Epifani,

le parliamo per quello che siamo: un gruppo di donne che appartiene al movimento Senonoraquando? Altri concetti: destra, sinistra, emergenza, centro, larghe intese, democrazia, crisi, li mastichiamo abbastanza bene anche noi. Nessuno di essi, però, ci definisce.

Dunque non scriviamo a Lei per una scelta d’elezione. Lo faremmo con qualsiasi altro segretario di partito che si prepara a un congresso.

Abbiamo riflettuto a lungo su quello che è accaduto alla Camera dei deputati l’11 giugno scorso e ci preoccupa. Il problema è così serio che preferiamo un dialogo meditato a una reazione impulsiva. Il suo partito si è astenuto su tutte le mozioni tranne la propria, negando il proprio voto anche a dispositivi che rendessero più vincolanti gli impegni di cliniche ed enti ospedalieri per l’attuazione della legge 194 senza essere paralizzati dall’obiezione di coscienza.

Non ci accontentiamo più di sentirci dire, come alcuni deputati del suo partito hanno fatto nel recente dibattito parlamentare, “la 194 non si tocca”. La 194 si tocca, eccome. Da 35 anni, dal 1978, l’anno in cui è entrata in vigore. Siamo sincere e sinceri, una volta per tutte.

Quella legge è figlia di un’epoca, di un Paese, di un comprensibile compromesso. In alcune regioni, anche dove governa il suo partito, l’articolo 2 è stato interpretato a maglie larghe e si sono stipulate convenzioni con associazioni di volontariato che si sono comportate da veri e propri dissuasori. E hanno chiamato questa forzatura “piena attuazione della legge”. Noi non escludiamo affatto che una donna possa essere tormentata e attraversata da dubbi di fronte a una scelta così profonda, ma pensiamo che in questi momenti occorrono l’amicizia, gli affetti, i rapporti di fiducia. Non lo Stato o il suo braccio convenzionato.

In maniera uguale e contraria, l’articolo 9 è stato interpretato a capriccio degli enti ospedalieri. Oggi l’obiezione di coscienza ha raggiunto l’80 per cento in media, ha superato il 90 per cento in alcune zone del meridione e spesso le regioni si sono ben guardate dal “garantire e controllare l’attuazione della legge anche attraverso la mobilità del personale”, come recita il testo della 194.

Vede, a nostro parere, questa legge si tira e si allenta come un elastico a seconda degli equilibri di potere che in quel momento soddisfano il ceto politico e le sue tattiche.

Di questo ne abbiamo abbastanza. Alcune di noi sono credenti, altre no. Nessuna di noi è per l’aborto, tutte siamo per  la scelta libera e responsabile di ciascuna donna. Finchè l’uno non si fa due, uno solo è il corpo, una sola è la coscienza, uno solo è il percorso di responsabilità. Le donne hanno sufficiente immaginazione e senso etico per aprire lo sguardo sull’ embione, rappresentarsene la vita potenziale, e decidere di se stesse.

Ognuna di noi è felice se la propria amica o la propria figlia sono state così sagge da prevenire l’aborto. Consideriamo un dono e un privilegio non essere passate attraverso questa esperienza.

Del resto le cifre parlano da sole. Secondo gli epidemiologi dal 1980 ad oggi, rispetto all’abortività stimata prima della legge, sono stati evitati tre milioni e 300 mila aborti. E sarebbero anche di più se, sul tasso di abortività, non incidessero, per il 34%, le donne straniere che di doni e privilegi ne hanno assai pochi.

Vorremmo discutere con Lei di tutto questo. Distinguendo l’etica dalla tattica che, come Lei sa benissimo, sono due cose molto diverse.

Con cordialtità,

Se Non Ora Quando FACTORY

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4 pensieri su “Lettera aperta a Epifani sulla 194

  1. Pingback: Lettera aperta a Epifani sulla 194 da: se non ora quando? factory | ANPI CATANIA

  2. Fin’ora siamo state anche troppo calme, è diritto fondamentale di ogni donna, o perlomeno dovrebbe esserlo tanto quanto il voto o l’istruzione, decidere del proprio corpo e della propria vita. Un uomo tutt’oggi può sempre fregarsene e sparire, la donna non può.

    Esiste poi il diritto di interruzione della gravidanza anche dopo i 3 mesi, quando la gravidanza rappresenti un pericolo per la salute del feto o della madre.
    Invidio di cuore tutte le donne che NON hanno mai dovuto prendere quella decisione.
    Ringrazio la mia buona stella perché vivo in un paese che mi ha permesso di poter prendere quella decisione.

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